L'intelligenza emotiva


Inserita tra le prime 8 competenze richieste entro il 2020 dal World Economic Forum, ricercata dai recruiter e incoraggiata dalle imprese, l’intelligenza emotiva (IE) è un fattore di successo molto più determinante rispetto all’intelligenza razionale, quella misurata dal fatidico Quoziente Intellettivo (QI).
L’intelligenza emotiva fa riferimento alla capacità delle persone di riconoscere le proprie emozioni, di riconoscerle negli altri, di motivarsi e di riuscire a gestire le emozioni in maniera positiva, sia a livello interiore che nelle relazioni sociali. in modo da promuovere la crescita, intellettuale ed emotiva.
Oggi le neuroscienze ci raccontano che ciascuno di noi ha due cervelli: un cervello razionale ed un cervello emozionale, un cervello che pensa ed un cervello che si emoziona. Due cervelli che lavorano in perfetta sintonia: perché l’intelligenza è presente nelle emozioni, così come le emozioni giocano un ruolo decisivo nei nostri processi mentali.

Per il 90% del nostro tempo siamo gestiti dal nostro cervello emozionale.
Ogni giorno viviamo oltre 500 esperienze emotive, senza avere la conoscenza e la consapevolezza dei meccanismi che le governano.
Secondo lo Standford Research Institute International, il 75% del successo a lungo termine dipende dalla padronanza delle competenze emotive e solo per il 25% dalle competenze tecniche.

Skills for life


L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), coniando il termine Skills for Life, ha evidenziato il ruolo delle competenze emotive per «mettersi in relazione con gli altri e per affrontare i problemi, le pressioni e gli stress della vita quotidiana».
A rinforzare questa tendenza, emerge la consapevolezza che l’IE debba diventare una priorità all’interno dei percorsi formativi a livello scolastico, accademico e aziendale: sarà il mix tra innovazione tecnologica, innovazione organizzativa ed intelligenza sociale a decretare la sopravvivenza e l’affermazione delle imprese. Non a caso recenti ricerche condotte dalle principali società di selezione del personale, evidenziano come le aziende siano sempre più interessate e sensibili al tema delle competenze emotive, dai profili “executive” sino ad arrivare ai profili “entry level” ed “operativi”.

Le competenze emotive


Ovunque si colgono espressioni su ciò che oggi fa la differenza: non solo conoscenze e competenze tecniche, ma anche e soprattutto capacità di gestire le relazioni, di comunicare le proprie emozioni, di entrare in sintonia con gli altri, di fare squadra, di abbracciare le sfide del cambiamento e della flessibilità.
Solo con la nostra Intelligenza Emotiva potremo:

  • migliorare il nostro benessere personale e professionale;
  • migliorare le capacità di problem solving;
  • migliorare i rapporti interpersonali e le capacità empatiche;
  • accrescere la consapevolezza di noi stessi;
  • riconoscere e controllare le emozioni;
  • ridurre lo stress;
  • potenziare i processi di apprendimento;
  • sviluppare l’autostima, l’autoefficacia e l’auto-motivazione;
  • esercitare la leadership;
  • cooperare e risolvere i conflitti;
  • sviluppare nuovi network e alleanze strategiche;
  • adottare gli atteggiamenti mentali che alimentano il benessere, la creatività, la capacità di innovazione, la motivazione, lo star bene con noi stessi e con gli altri.

Il framework

Il framework dell’intelligenza emotiva si sviluppa secondo quattro aree tematiche: per ciascuna area è possibile sviluppare le competenze specifiche che ci supportano nelle nostre azioni e determinano il modo in cui controlliamo noi stessi (intelligenza emotiva) e gestiamo le relazioni con gli altri (intelligenza sociale).

Autoconsapevolezza


Self-awareness

L’autoconsapevolezza indica la capacità di attenzione ai nostri stati interiori: è la nostra capacità introspettiva, la capacità di ascolto della nostra interiorità, ricca di emozioni, sentimenti, pulsioni, desideri e stimoli generati dai nostri pensieri.
Felicità, benessere e performance di eccellenza dipendono molto più dai nostri processi emotivi che da quelli intellettuali. Per questo è importante rompere la sfera che avvolge la nostra emotività. Un primo passo in questa direzione consiste nello sviluppare la capacità di riconoscere i nostri sentimenti nel momento in cui si manifestano, facilitando la comprensione psicologica di noi stessi.
Anziché farci prendere in contropiede dalla rabbia ed esplodere in un accesso d’ira, possiamo riconoscerla, analizzarne le cause, valutare le diverse opzioni che ci si presentano e cercare di trovare la soluzione più costruttiva per la situazione che stiamo vivendo.
Una cosa è sapere che le emozioni esistono, e che hanno nomi come rabbia, paura, felicità, tristezza, soddisfazione, disagio, etc. Altra cosa è saperle riconoscere e interpretare, saper dare loro il giusto peso, saperle gestire, individuarle negli altri, direzionarle e incanalarle in modo efficace, perché diventino un punto di forza e non un fiume in piena, incontrollabile e travolgente. È questo che spesso manca nel nostro percorso di vita: sappiamo che esistono le emozioni, ma non sappiamo comprenderle e governarle. E questo ci limita nel rapporto con gli altri, con i quali talvolta non riusciamo ad entrare in sintonia, sia nella vita privata che nel lavoro.

Gestione di sé


Self-management

Una buona padronanza di sé e la capacità di resistere alle tempeste emotive senza diventare “schiavi delle passioni” sono ormai ritenute competenze strategiche.
La gestione di sé implica la capacità di attivare un costante dialogo interno, una specie di nostra conversazione interiore, che ci consente di incanalare le nostre energie verso il raggiungimento dei nostri obiettivi, senza farci sviare dagli influssi emotivi.
Imparare a controllare le proprie emozioni significa mettere in pratica le giuste strategie per governarle, senza reprimerle, contenendo l’ansia, addomesticando la tristezza ed evitando di farci travolgere dagli eccessi d’ira.
Chi non riesce a governare la propria sfera emotiva si trova a dover perennemente combattere contro sentimenti tormentosi, mentre le persone capaci di controllo emotivo riescono ad affrontare situazioni turbolente ed a riprendersi molto più velocemente dalle sconfitte e dai rovesci della vita.
Il primo passo per sviluppare questa capacità è accettare le emozioni e accoglierle come parti di noi, necessarie e inevitabili.

Consapevolezza sociale


Social awareness

La consapevolezza sociale è centrata sulle tue capacità empatiche. Nelle scienze umane, l’empatia designa un atteggiamento caratterizzato da un impegno di comprensione del prossimo, escludendo ogni interferenza affettiva e ogni giudizio morale.
Provare empatia significa ascoltare attentamente, sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda emotiva dell’altro, mettere da parte giudizi e pregiudizi, e utilizzare l’immaginazione per comprendere i punti di vista, le motivazioni e i sentimenti dell’altro.
L’empatia corrisponde ad un livello di comunicazione di profonda significatività, dove il messaggio dell’altro viene compreso nel suo insieme di contenuto, emozione e sentimento. Essere socialmente consapevoli significa percepire i sentimenti degli altri, nutrire interesse per le loro preoccupazioni, valorizzare la diversità degli individui, interpretare le correnti emotive ed i rapporti di potere in un gruppo

Gestione delle relazioni


Relationship management

L’intelligenza sociale non può prescindere dalla capacità di:

  • comunicare in modo assertivo;
  • adottare efficaci strategie di persuasione;
  • gestire e risolvere tensioni e situazioni conflittuali;
  • ispirare, orientare e guidare gruppi di persone;
  • innescare e governare il cambiamento;
  • sviluppare la rete di relazioni;
  • lavorare con gli altri verso obiettivi condivisi;
  • creare sinergie di gruppo.

Coloro che eccellono in queste abilità riescono bene in tutti i campi nei quali è necessario interagire in modo disinvolto con gli altri: in altre parole, sono veri campioni delle arti sociali.